
La consapevolezza di due mesi di bora e pioggia gelata non sembrava offuscare quella sua convinzione. Sorridevo e continuavo a camminare nel paesaggio naϊf del mio Carso, poiché non aveva senso discutere quella sua irrevocabile sentenza, ma mi chiedevo dove trovasse tanto ottimismo, mentre affondavo le mani gelate nelle tasche del giaccone.

Dopo quasi quarant’anni ho ricordato che quell’antico amico affrontava sempre tutto con un sorriso, mentre già le prime foglie rosse dell’autunno che, tra l’altro, in questa mia terra potrebbe dar lezioni di pittura al più colorato degli arcobaleni, mi fanno cadere ogni volta ed ogni anno di più, nella malinconia.
Oggi, però, vedendo l’elleboro fiorito, il mio primo pensiero è stato: “l’inverno è finito, arriva la primavera”, pur conscio che ci saranno almeno ancora due mesi di pioggia e di neve e la bora urlerà piegando i pioppi. Perché? Poi ho capito.
Andando incontro ad un futuro, per quanto incerto, con l’anima leggera, accorciamo il tempo che, al contrario, si dilata e rende spinosa anche la malinconia delle brevi attese
Oggi, però, vedendo l’elleboro fiorito, il mio primo pensiero è stato: “l’inverno è finito, arriva la primavera”, pur conscio che ci saranno almeno ancora due mesi di pioggia e di neve e la bora urlerà piegando i pioppi. Perché? Poi ho capito.
Andando incontro ad un futuro, per quanto incerto, con l’anima leggera, accorciamo il tempo che, al contrario, si dilata e rende spinosa anche la malinconia delle brevi attese
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